La vita

I tre pilastri della vita di Don Luciano: devozione alla Madonna - Umiltà - Carità

Una componente inconfondibile della spiritualità di Don Luciano Sarti era la tenerissima devozione alla Madonna.

Fu la componente determinante della sua vocazione. Il 17 novembre 1949 Don Luciano fu ricevuto dal Cardinale di Bologna Nasalli Rocca che lo assecondò in questo suo naturale trasporto verso la Mamma di Gesù. Scrive Don Luciano nel suo diario a proposito di quell’incontro con il cardinale:

« (Sua Eminenza) mi ha benedetto e mi ha detto, due volte, con accento e ispirato: consacra la tua vita al servizio della Madonna. Riceverai grandi grazie, farai un gran bene ed ha aggiunto: la Madonna ti darà la vita ».

Pochi, come Don Luciano, ebbero infatti una così grande familiarità con la “Mamma Celeste”. Visse accanto a Lei 48 anni, nel Santuario di Poggio e andò a trovarla per quindici anni consecutivi nei più celebri luoghi a Lei dedicati.
Era così intimo con la Madonna che quando parlava di Lei il suo volto si trasfigurava.
Quando dormiva all’ospedale per assistere alla sua mamma durante i frequenti ricoveri, chiese a Vincenzo Cavina di presidiare la canonica e trascorrervi la notte per non lasciarla abbandonata. Il buon Vincenzino non nascose di temere a star solo e isolato durante la notte anche se, con o senza timore, avrebbe comunque esaudito il desiderio del curato. Don Luciano lo tranquillizzò così, semplicemente: “ come puoi avere paura a dormire qui, accanto alla Madonna e agli Angeli che ti proteggono?”. E con tutti diceva sempre: ”Affidatevi totalmente alla Madonna. Anche se i vostri desideri non si avverano come vorreste siate contenti ugualmente. Lei sola sa quello che è bene per voi”. Lui sapeva che era così.

Il 18 luglio 1974 il Cardinale Antonio Poma gli comunica la nomina al rango ed alla dignità di Monsignore. Una “promozione” come si direbbe nelle carriere che appartengono alla vita laica e civile. Come tutti i santi, anche Don Luciano continuerà a percorrere la propria via: la via di Dio. Egli sa che non c’è nessun pericolo a mettersi al di sotto di tutti, anzi, se un pericolo esiste, questo si trova nel mettersi al di sopra anche di uno solo. “L’Umiltà” dice Don Luciano “è la catena della corona di tutte le virtù”. Che avesse il rango di Monsignore, la maggioranza della gente comune lo apprese dal manifesto mortuario. Per tutta la vita continuò ad essere semplicemente Don Luciano.

La vita al Santuario di Poggio scorre con i soliti ritmi, lenti e quieti. Don Luciano adempie al suo ministero, pulisce personalmente pavimenti ed i banchi della Chiesa. Ascolta la natura nella quale è immerso, come fosse la voce di Dio. Durante il periodo che precede la Pasqua è tradizione benedire le case, ma questo compito spettava al Parroco di Poggio Grande, Don Amedeo Gubellini. I parrocchiani, pur accettando le regole, non volevano però privarsi della benefica benedizione di Don Luciano e “inventarono” un’altra benedizione pasquale: quella delle uova. Don Luciano veniva accolto calorosamente in tutte le case, anche in quelle, poche in verità, che per motivi politici o ideologici avevano rifiutato la benedizione del Parroco. In quel giro di benedizioni le famiglie gli facevano dono di qualche uova che Don Luciano riponeva in un cesto, diligentemente portato da un chierichetto, che avrebbe poi rifornito alla sua mensa per molto tempo. Si trovò una volta nella casa di una famiglia povera, con 12 figli, dove un’epidemia aveva distrutto l’intero pollaio. Non avevano neanche due sole uova da benedire. Don Luciano diede loro l’intero suo cesto perché quella famiglia ne aveva più bisogno di lui.

"DON LUCIANO SARTI - Un apostolo dei nostri giorni"
Odoardo Reggiani

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